Comunità Bahá’í di Torino - 50° (1960 - 2010) contatti ...Il Bab Un'improvvisa e dura persecuzione scatenata dalle forze organizzate del clero e dello Stato nella Sua terra natale riuscì a provocarNe  successivamente l'arresto, l'esilio fra i monti dell'Ádhirbáyján, l'imprigionamento nelle fortezze di Máhkú e Chihríq e la fucilazione, nel luglio 1850,  nella pubblica piazza di Tabríz.   Migliaia dei Suoi seguaci furono messi a morte con tale barbara crudeltà da suscitare la profonda simpatia e l'incondizionata ammirazione di vari  scrittori, diplomatici, viaggiatori e studiosi occidentali, alcuni dei quali, testimoni di questi abominevoli oltraggi, furono mossi a tramandarli nei loro  libri e diari.   LA MISSIONE DEL BÁB (…) Per sei anni, il Báb, insegnò che si avvicinava l’apparizione di una nuova Manifestazione di Dio ed Egli doveva preparare la strada alla Sua  venuta.     Diceva alla gente che stavano per essere testimoni dell’alba di una nuova Era, l’alba del Giorno Promesso di Dio. Li invitava a purificare il cuore  dalle vanità del mondo per poter riconoscere Colui Che Dio avrebbe reso manifesto.     Migliaia e migliaia di persone accettarono il messaggio del Báb e incominciarono a seguirne gli insegnamenti. Ma il Governo dell’Iran e il potente  clero che dominava le masse insorsero contro di Lui.   I Suoi seguaci furono perseguitati e molti di loro furono messi a morte. Anche il Báb fu martirizzato a trentuno anni da un reggimento di  settecentocinquanta soldati. Dopo il Suo martirio, i resti del Báb furono raccolti dai Suoi seguaci e portati di luogo in luogo, sempre nascosti ai nemici della Fede. Infine furono  trasferiti sul Monte Carmelo in Terra Santa. ...Bahá’u’lláh Questi due aspetti caratterizzano la vita di tutte le Manifestazioni di Dio.   Le sofferenze di Bahá’u’lláh ebbero inizio nel momento in cui incominciò a proclamare la Causa di Dio. Visse fra esili, prigionie e persecuzioni. Fu relegato in catene in una buia e lugubre segreta a Tíhrán. Fu esiliato quattro volte da un Paese all’altro e infine fu mandato nella colonia penale di  ‘Akká nell’Impero Ottomano. In questa città le sue sofferenze furono tali che Egli chiamò ‘Akká la «Più Grande Prigione». In una delle Sue Tavole leggiamo: «Ricorda le Mie giornate durante le tue giornate, e la Mia afflizione e il Mio esilio in questa  remota prigione. E sii tu così saldo nell’amor Mio che il tuo cuore mai non vacilli, anche se le spade dei nemici facciano piovere  colpi su di te e tutti i cieli e la terra insorgano contro di te».   Due potenti corti, quella del re dell’Iran e quella dell’imperatore ottomano, hanno fatto di tutto per opporsi a Bahá’u’lláh e ai Suoi Insegnamenti. Ma  non è facile spegnere la Luce della Verità. L’acqua versata su questo fuoco per spegnerne la fiamma si trasforma in olio e il fuoco brucia con  maggior intensità.   Non si riuscì a far nulla per arrestare la crescente influenza di Bahá’u’lláh. Quanto più lontano Lo bandivano le autorità, tanto più grande era il  numero delle persone che erano attratte dai Suoi Insegnamenti e riconoscevano il Suo Potere e la Sua Maestà. Malgrado la costante persecuzione,  Bahá’u’lláh continuò a rivelare la Parola di Dio per oltre quaranta anni e donò a questo mondo tanto amore e tanta energia spirituale che la vittoria  finale della Sua Causa è certa. Bahá’u’lláh trapassò nel 1892. La Sua Tomba, che i Bahá’í considerano il Luogo Più Santo della terra, si trova presso la città di ‘Akká .   IL MANDATO DIVINO DI BAHÁ’U’LLÁH   Mírzá Husayn-'Alí, detto Bahá'u'lláh (la Gloria di Dio), originario del Mázindarán, il Cui avvento era stato annunziato dal Báb, fu assalito da quelle  stesse forze fanatiche e ignoranti, imprigionato a Tíhrán, bandito nel 1852 dalla Sua terra natia a Baghdád e di lì a Costantinopoli e Adrianopoli e  infine nella città-prigione di ‘Akká, dove rimase incarcerato per ben ventiquattro'anni e nelle cui vicinanze trapassò nel 1892.    Nel corso dei Suoi esili, e particolarmente in Adrianopoli e ‘Akka, Egli formulò le leggi e le ordinanze della Sua Dispensazione, espresse, in un  centinaio di volumi, i principi della Sua Fede, proclamò il Suo messaggio ai re e ai governanti, orientali e occidentali, cristiani e musulmani, Si rivolse al Papa, al Califfo dell'Islam, ai magistrati delle repubbliche del continente americano, all'intero ordine sacerdotale cristiano, ai capi dell'Islám Sciita  e Sunnita e alle alte gerarchie della religione zoroastriana.    In tali scritti Egli proclama la Sua Rivelazione, invita coloro cui Si rivolge ad ascoltare il Suo appello e ad abbracciare la Sua Fede, ammonendoli  delle conseguenze del loro rifiuto e denunciandone in alcuni casi arroganze e tirannie.  Shoghi Effendi, Appello alle nazioni ‘...‘Abdu’l-Bahá Abdu’l-Bahá visse su questa terra per settantasette anni. Era nato, a Tíhrán, la stessa notte in cui il Báb aveva dichiarato la Sua Missione nel 1844 e trapassò nel novembre del 1921. La Sua vita fu piena di  afflizioni, ma Egli donava la massima gioia e felicità a chiunque entrasse alla Sua presenza. Dopo il trapasso del Padre, la responsabilità di guidare  la Comunità Bahá’í cadde sulle sue spalle ed Egli lavorò giorno e notte per diffondere la Fede in Oriente e in Occidente.    Scrisse migliaia di Tavole a individui e a gruppi in tutto il mondo e chiarì gli insegnamenti del Padre. Le Sue interpretazioni sono ora una parte  essenziale degli Scritti della Fede Bahá’í.   IL COMPITO DI 'ABDU'L-BAHÁ    (…) 'Abdu'l-Bahá (il Servo di Bahá (…) rimase prigioniero fino al 1908, quando, in seguito alla rivoluzione dei Giovani Turchi, fu liberato dal confino.  Egli prese allora dimora a Haifa e subito dopo partì in un viaggio di tre anni, visitando Egitto, Europa e Nord America; durante tali viaggi spiegò  davanti a folti auditori gli insegnamenti del Padre e predisse l'avvicinarsi di quella catastrofe che si sarebbe ben presto abbattuta sull'umanità.    Ritornò a casa alla vigilia della prima Guerra Mondiale, nel corso della quale visse in costante pericolo finché la Palestina non fu liberata dalle forze  comandate dal generale Allenby, il quale mostrò massima considerazione nei confronti Suoi e del manipolo dei Suoi compagni d'esilio a ‘Akká e  Haifa.    Nel 1921 Egli trapassò e fu sepolto in una cripta del Mausoleo, eretto sul monte Carmelo per esplicita ingiunzione di Bahá'u'lláh al fine di accogliere  le spoglie del Báb, che, custodite e nascoste per oltre sessant'anni, erano state trasferite in Terra Santa da Tabríz.   Il trapasso di 'Abdu'l-Bahá segnò la fine dell'Età Eroica della Fede Bahá’í e l'inizio dell'Età Formativa, destinata a vedere il graduale sviluppo del suo  Ordine Amministrativo, la cui istituzione era stata predetta dal Báb, le cui leggi furono rivelate da Bahá'u'lláh, il cui profilo era stato tratteggiato da  'Abdu'l-Bahá nel Suo Testamento, le cui fondamenta i concili nazionali e locali eletti dai seguaci dichiarati della Fede stanno ora costruendo. Shoghi  Effendi, Appello alle nazioni   IL TESTAMENTO DI 'ABDU'L-BAHÁ: SHOGHI EFFENDI E LA CASA UNIVERSALE DI GIUSTIZIA   ‘Abdu’l-Bahá, nel Suo Testamento, ha nominato il nipote Custode della Fede e, dopo il Suo trapasso, Shoghi Effendi è diventato l’interprete  autorizzato degli Insegnamenti. Per trentasei anni egli ha proseguito il lavoro del Nonno, spiegando le Parole della Manifestazione e insediando  solidamente la Sua Fede in tutte le parti del pianeta.   Cinque anni e mezzo dopo il Suo trapasso, i Bahá’í del mondo hanno eletto la Casa Universale di Giustizia, prevista da Bahá’u’lláh e chiaramente  descritta da ‘Abdu’l-Bahá e dal Custode.   La Casa Universale di Giustizia è l’istituzione suprema della Fede alla quale oggi tutti i Bahá’í del mondo si rivolgono.